La trappola del “dire sempre si”
una tendenza molto pericolosa
Oggi parliamo di un tema che tiene incastrate molte persone e che ha tenuto incatenata per tanto tanto tempo anche me: il dire sempre di sì!
Una tendenza, di fatto, molto pericolosa, perché?
Lasciami fare una premessa.
Ne parlavo ieri con una mia cliente.
Ogni volta che noi decidiamo una qualsiasi cosa, inevitabilmente accade che ne tagliamo un’altra.
Cosa vuole dire questo, che se io decido di dire di Si a qualcuno, nello stesso momento dico No a Me stessa o a me stesso.
Questa è una chiara presa di posizione nostra e non c’è tanto da discutere.
Nel momento in cui accetto di dire Si, mi prendo la responsabilità di dire di No a me e a qualcos’altro che posso fare per la mia felicità.
E dov’è l’inganno, che facendola sul momento non sembra darci fastidio, anzi, va a soddisfare una serie di bisogni e credenze inconsce che noi abbiamo (potrebbe essere il bisogno di sentirci amati o utili o accettati), ma poi, con l’andare del tempo, questa tendenza ci porta sempre più lontani da noi e a trascurare le nostre reali necessità.
É innegabile che la vita ovviamente ci porta ad avere relazioni sociali, l’essere umano è una persona che ha bisogno di relazioni, di amore e di comunità.
Ed è proprio per questo a volte che risulta difficile (se teniamo a una persona) dire di No, magari di fronte a una gentilezza o a un favore che ci chiede, ad esempio.
Oppure, siamo sul posto di lavoro e ci diamo talmente tanto, mettiamo talmente tanto impegno, che sforiamo nell’orario di lavoro, rispondiamo alle email nei week-end o durante le vacanze…
Anche questo è dire sempre Sì.
Il punto è che per aiutare davvero le persone che abbiamo attorno, abbiamo bisogno di essere al 100% delle nostre energie… ma come possiamo esserlo se trascuriamo la nostra felicità? come possiamo realmente aiutare le persone se siamo stanchi e privi di energie perché non abbiamo il tempo per noi?
Il rischio è che dicendo sempre di Si agli altri ci si esaurisce!
A volte dire dei No, fa bene a noi, ma anche alle persone che abbiamo attorno.
Qui ci sono due punti di attenzione:
- Il primo punto riguarda il permesso.
La cosa che dev’essere chiara è che siamo noi a lasciar entrare nei nostri spazi le altre persone, non sono le persone che, chiedendoci ad esempio un piacere, ci invadono.
Il permesso lo diamo sempre noi.
- Il secondo punto riguarda le priorità
Se dico di Sì a una cosa che mi toglie del tempo per me e la mia felicità, significa che ritengo più importante la felicità di qualcun altro (che sia una persona cara, un parente, il datore di lavoro…) rispetto alla mia.
Significa che non mi ritengo abbastanza o non mi amo abbastanza per mettermi al primo posto.
Ti racconto la mia esperienza.
Nel primo lavoro dopo l’università, dopo un primo periodo di crescita, sento di non poter evolvere veramente come voglio.
La sensazione che provo dentro è che il tempo che passo in ufficio è vuoto di significato.
Quindi dopo quasi tre anni, do le dimissioni. Calcola che era un contratto a tempo indeterminato che mi ero sudata fortemente.
Di fatto cosa ho fatto, ho deciso di mettere il mio bisogno di realizzazione al primo posto, quindi è diventato più importante questo, rispetto al portare avanti un lavoro che non mi rende felice.
mi segui?
Poi cos’è successo, poco dopo, accetto una proposta di lavoro sempre nell’ambito del marketing e della comunicazione per un’azienda di coaching e formazione con cui già avevo iniziato a collaborare a distanza (tra l’altro avevo anche frequentato alcuni loro corsi, che sono stati fondamentali per farmi riflettere sulla mia vita) e decido di lasciare il mio amato Trentino per trasferirmi a Reggio Emilia, dove si trova la sede dell’azienda.
Lavoro molto intensamente, mi do al massimo e per fare carriera e colpire positivamente i miei responsabili, trascuro la mia vita privata.
Questa cosa è avvenuta un po’ alla volta: se i capi mi scrivono nei week-end, rispondo. Se c’è una scadenza urgente dal venerdì per il lunedì, non esiste l’opzione “avviso che non arriviamo a farla” ma faccio di tutto, anche il lavorare le sere e i week-end, per portarla a casa.
Tra l’altro, essendo io non di Reggio Emilia, non ho vicino persone con cui mantenere un’amicizia al di fuori del lavoro, o parenti… Quindi ancora di più, non sento l’esigenza di mettere dei confini tra vita lavorativa e privata.
Non solo, questa azienda fa un sacco di corsi di formazione nei week-end e come responsabile marketing operativo, devo essere presente. Quindi a volte passano settimane prima di avere un giorno libero.
La mia vita in quel momento ruota letteralmente intorno all’azienda, ai suoi bisogni e ai suoi ritmi di lavoro altissimi.
E indovina un po’? Questo è successo a scapito della mia vita privata, non avendo tempo non riesco a coltivare amicizie, relazioni, interessi…
In questo periodo considero “una perdita di tempo”: dormire, cucinare un buon pasto, prepararmi la tavola per mangiare, andare a trovare vecchi amici o parenti in Trentino, conoscere nuove persone…
Senza contare che non riesco a prendermi cura della mia salute fisica, mentale, emozionale e che Reggio Emilia non mi piaceva affatto.
Ricordo ancora quella volta in cui sono tornata a trovare mio padre per un week-end e io sono talmente presa nel mio lavoro al mac, che lui per parlarmi mi ha scritto un biglietto!
Se ci ripenso ho la pelle d’oca…
In quel periodo sono a dir poco drogata dal mio lavoro….
Lo stress è alle stelle.
Portandomi così a sentire, tutto a d’un tratto solitudine, stanchezza mentale, emozionale e fisica, voglia di mollare tutto, tristezza e mancanza di senso della vita.
Stavo letteralmente vivendo per lavorare e non avevo nessuno con cui condividere i miei successi.
Quando arrivano le vacanze, matematicamente mi ammalo.
Quanti capodanni e quanti natali a letto…
Finché a un certo punto tocco il fondo, ero a dir poco esaurita.
E decido di voler meritare di più.
La vita dev’essere soddisfazione, gioia e voglia di fare e creare, non solo lavoro e sopravvivenza
La vita è una!
Nel momento quindi più bello della mia carriera, ma più brutto per la mia vita personale, decido di mettere uno stop a tutto questo: prenoto nelle mie settimane di ferie una Health detox retreat
Pratico digiuno liquido, faccio yoga, studio argomenti riguardanti il benessere naturale e dormo. Dormo moltissimo.
In queste settimane ho tanto tempo per riflettere, spengo il cellulare.
L’unica volta che lo accendo mi arriva la notizia che il mio assistente ha deciso di accettare un altro lavoro.
E questo mi porta ancora di più a riflettere.
Non avevo nessuna intenzione di tornare in quel loop.
Nessuna.
Ho capito che l’azienda poteva chiedermi molto ma ero stata io a permetterglielo.
Ho capito che io avevo messo tra le priorità il lavoro e non me stessa e questa cosa andava cambiata.
Quindi decido di voler cambiare il mio approccio alla vita, soprattutto lavorativa.
Decido di mettermi al primo posto e di costruire dei chiari confini tra la vita lavorativa e la vita privata.
Avrei potuto lasciare tutto e cambiare, ma probabilmente avrei ricreato la stessa dinamica anche da un’altra parte… Quindi prima di lasciare, e di dedicarmi alla mia vera passione, ovvero il benessere, decido di spezzare il circolo vizioso in maniera coraggiosa e costruttiva, in modo tale da poterla insegnare agli altri.
Torno dalla vacanza e con grande serenità applico tutte le tecniche e le strategie che conosco per staccare i due spazi: pensa che la prima azione che ho fatto è stata quella di lasciare il caricatore del mio mac in ufficio. Poi ho fissato un orario massimo di lavoro, ho tolto le email dal cellulare… e altre azioni di questo tipo.
Ho fissato delle regole di fatto, e con il tempo le Hanno imparate anche le persone attorno a me.
Piccoli step, senza rivoluzionare di colpo la mia vita, mi hanno permesso di crearmi i miei spazi.
E indovina un po?
Ci sono riuscita.
Ho di nuovo il tempo per me e le cose importanti della mia vita.
Ho più energia e vitalità
Le mie performance sul lavoro migliorano e inizio a recuperare le relazioni che con il tempo avevo trascurato.
Ho ricostruito il mio equilibrio, un passo alla volta, semplicemente dicendo più No all’esterno e più Si per me.
Solo dopo do le dimissioni per dedicarmi alla mia grande missione di vita: aiutare le persone a fare fare la stessa cosa in diversi ambiti.
Ricorda… È una questione di dare il permesso e di priorità.
Perché quando ti metti al primo posto e sei più felice, tutto intorno a te cambia.
Ascolta la puntata del Podcast QUI